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Ora l’istituzione è entità puramente umana svincolata dalle leggi naturali. Il comune di Milano, ad esempio, può gestire la circolazione delle auto e cercare di amministrare la comunità umana che lo legittima, ma l’inquinamento risulta ingestibile per il semplice fatto che le leggi che lo regolano, di cui l’uomo è in gran parte a conoscenza, sono immutabili. L’inquinamento, in altre parole, non è il prodotto dell’ingiustizia umana ma è la conseguenza della giustizia/ordine/sistema naturale, il cosiddetto feedback negativo.
Earth First! non nasce per difendere l’esistente, perché difendere lo stato attuale delle cose significherebbe assicurarci una lenta e dolce morte. Penso che il nostro obbiettivo debba essere quello di creare un' osmosi dinamica tra comunità umana e comunità naturale, ponendo fine alla guerra in atto, culturale e reale, tra artificiale e naturale. Anche perché questa guerra risulta essere persa in partenza e ce ne accorgiamo ogni giorno che passa.
La battaglia che vogliamo vincere si gioca nei territori e ha come protagonisti i territori stessi, le comunità che li vivono. Non è una battaglia di avanguardie ma di masse, di consenso. Si vince rompendo i meccanismi che rendono passive le comunità locali, vittime di scelte calate dall’alto, fuori dalle dinamiche umane e naturali delle varie realtà. Ha come corollario, quindi, lo scardinamento del principio di delega.
L’esperienza di “Cascadia Free State” del 1994 in Oregon ha il sapore di questa realtà. Quella che era partita come la difesa di una delle rimanenti foreste secolari dello stato divenne nei mesi una realtà autosufficiente e indipendente nel cuore della foresta stessa. Le centinaia e migliaia di persone che furono protagonisti di quella stagione non difendevano qualcosa, lo stavano vivendo. Una doppia relazione li vincolava: quella sociale e antropica, interna alla comunità umana, e quella naturale. Evidentemente non fu, oltre alla vittoria raggiunta, nient’altro che un punto di partenza.
Ma qualcosa queste ed altre esperienze ce l’hanno insegnato. L’ecologismo per noi non è la difesa del naturale ma la guerra al dominio dell’artificiale, dell’antropocentrismo, della dittatura della politica sul naturale. Il futuro non è nella differenziazione delle zone in parchi naturali o urbane, il futuro è eliminare quella distinzione. Questo processo potremmo chiamarlo “ecologismo naturale”.
Mar.tu. - EF! Roma